VIE DELLA QUIETE, DELLA SALUTE, DELLA FORZA. Siamo di fronte a due discipline primariamente fisiche, un’arte terapeutica e un’arte marziale.   Due metodi di esplorazione totale delle proprie risorse, in cui, a partire dal corpo, il praticante può scoprire, contattare e ottimizzare ogni ambito del suo essere connesso ai fenomeni della vita.   Da un primo sguardo s’intuisce come la terapia Craniosacrale Biodinamica cerca di rispondere all’interrogativo sul come aiutare le persone a trovare la salute, mentre l’Yi Quan indaga il come prevalere in combattimento.

Entrando maggiormente nella pratica ci rende conto come la marzialità dell’Yi Quan trascenda il semplice confronto fisico, invitando primariamente allo sviluppo della capacità di integrare i processi caratteriali e spirituali ai movimenti fisici, allo scopo di un’esistenza votata alla costante evoluzione, attraverso la comprensione della propria storia nel presente.

La stessa intenzione implicita nella Craniosacrale Biodinamica.

Praticando ci si accorge che nell’una è presente un confronto (col proprio mondo interiore), come nell’altro vi è lo sviluppo del benessere, mentre ci s’incammina verso l’equazione tra salute e forza.

La ricerca è accomunata dall’ascolto di ciò che si produce  limitando al massimo i movimenti, orientandosi al proprio campo fluido interno.

Il coraggio e l’intenzione che convogliano nell’espressione del cuore sono il riferimento di entrambe le discipline.

Permettere l’autoregolazione dei processi biochimici e fisiologici è la via della salute per la Craniosacrale Biodinamica.

Ottenere radicamento, equilibrio, elasticità, esplosività e intensità dei movimenti è la via dell’abilità in combattimento dell’YI Quan.

Entrambi concorrono alla riduzione della tensione nervosa e alla distensione e  rilassamento dei campi tissutali.

Entrambi lavorano in direzione dell’armonia.

Ci si lascia assimilare dall’armonia.

Nella Craniosacrale Biodinamica ci si stende sul lettino orientando l’attenzione al proprio respiro e alla propria linea mediana (colonna vertebrale), mentre  l’operatore fa lo stesso stando seduto comodamente su un seggio ai bordi del lettino.

Mantenendo la perpendicolarità della colonna, egli espande in maniera morbida la sua attenzione all’orizzonte, includendo la linea mediana e la biosfera (spazio vitale descritto dall’estensione delle braccia) del praticante disteso. Poi lascia che la percezione fluida guidi le sue mani verso una zona di contatto col corpo del praticante disteso.

Anche nell’Yi Quan ci si orienta alla propria linea mediana e all’orizzonte.

Stando in piedi ci si dispone secondo posture che permettono di esplorare la propria biosfera, recuperando le più profonde e naturali linee di forza della tensostruttura corporea, lasciando che lo spostamento di peso tra i piedi sia il solo impulso a un rilassato movimento di riverbero attraverso le ossa e le articolazioni.

A volte si presentano esperienze impegnative: vissute come processazione di profondi fulcri d’inerzia (CB), tensioni muscolari(YQ).

In entrambi i casi c’è il vincolo del sistema nervoso, il quale comunque man mano abbassa la sua frequenza con la quiete, sostenendo così il graduale cambiamento del praticante, nutrendolo sempre al massimo e mai oltre le sue capacità del momento.

Grazie al rispetto della naturalezza i progressi hanno la congruità di un vestito fatto su misura.

In tal modo il praticante sviluppa fiducia, coraggio e intenzione, impara a lasciare che i movimenti avvengano da sé e sfruttino maggiore integrazione fra le parti, senza il controllo condizionante frutto della sua storia personale, fatta, anche nel migliore dei casi, di traumi ed esperienze impegnative.

Così ci si può esprimere in maniera più efficace: che si tratti dei processi organici o del neutralizzare l’avversario.

Così si dà spazio all’espressione del cuore, il quale innesca e convoglia le potenzialità massime del “sistema essere umano”.

Per cuore non s’intende la fallace passionalità, ma l’infallibilità della QUIETE e la potenzialità di accensione, insita nel profondo del sistema, che da essa scaturisce.

La quiete necessaria alla manifestazione della vita a partire dal concepimento, impianto dell’ovulo fecondato e seguente dinamica dei foglietti embrionali (ectoderma, mesoderma, endoderma), è per la terapia Craniosacrale Biodinamica la  condizione stessa che sostiene l’essere umano per tutta la sua durata biologica.

Quindi la matrice stessa della vitalità (salute).

La quiete necessaria all’espansione e sistemazione del corpo per un ottimale sfruttamento delle linee di forza più  profonde, straordinariamente efficaci ed economiche, è per l’Yi Quan la condizione che sostiene la capacità di cambiare fluidamente e ininterrottamente forma.

Quindi la matrice stessa dell’abilità nel combattimento.

Nei classici cinesi marziali si fa spesso riferimento a se stessi come l’avversario più impegnativo.

Nella Craniosacrale  Biodinamica si tende all’autoregolazione man mano che ci si scopre parte di un tutto (“respirazione primaria”) e a esso ci si affida.

Negli esercizi a coppia dell’Yi Quan (tui shou) s’impara ad assorbire e gestire la forza altrui partendo direttamente dal contatto pelle a pelle.

La percezione e consapevolezza di sé, del proprio interno e della relazione con l’esterno, insegna a vivere biodinamicamente ( con agio, naturalezza e presenza) il costante moto di avvicinamento a sé e allontanamento da sé di ciò che è “altro”,  partendo dal respiro fino alla relazione con le persone.

Gli antichi cinesi affermavano che capacità terapeutiche e capacità marziali traggono efficacia da una stessa origine, che possiamo definire con la parola QUIETE.

La quiete non è solo un fenomeno ambientale, è  un principio fisiologico prima di divenire un aspetto caratteriale o emotivo, essendo intrinsecamente vissuto a partire dal sistema nervoso rettile. Perciò la quiete presiede a ogni processo biochimico che sostiene la vita e quindi la salute e la forza.

La capacità di contattare la quiete e incrementarla è qualcosa che si accresce con la pratica e seppur essa presenti una radice univoca, le modalità  possono esser molte:

da discipline strutturate a modalità personali.

Tuttavia i metodi qui presentati rivelano una impareggiabile universalità nel soddisfacimento dei bisogni, perché si orientano ai principi più profondi e allo stesso tempo più semplici e evidenti delle potenzialità umane.

Quindi possono essere anche una valida integrazione ad ogni altra pratica senza alcun rischio di snaturarla, anzi accrescendola in armonia e consapevolezza.

Si tratta di due percorsi che, l’uno partendo dalla medicina osteopatica, l’altro dall’arte del combattimento, l’uno in occidente, l’altro in oriente, rivelano la forza nella quiete.

Entrambi scoprono la percezione di forze attive in direzioni opposte e contrapposte e a questa si affidano.

La tensione reciproca delle membrane cerebrali prodotta dal liquido cerebrospinale all’ingresso dall’articolazione di Sutherland (occipite-sfenoide) verso il terzo ventricolo, corrisponde con il principio fondamentale di zhan li, letteralmente traducibile come l’attivazione e il mantenimento (attraverso lo scambio di peso tra i piedi) di forze opposte e contrapposte sui versanti alto-basso, avanti-dietro, destra-sinistra degli archi anatomici articolari (plantari, gambe, dorso, braccia, nuca).

È comune come la linea mediana sia il principio dell’orientamento, la partenza biologica dell’essere umano.

Entrambe le discipline riconoscono e valorizzano la conseguente caratteristica tensostrutturale della natura biologica umana.

La Craniosacrale Biodinamica ha ormai acquisito che il liquido cerebrospinale pulsa ritmicamente in tutta la sua essenza in tutte le direzioni, oltre a fluire longitudinalmente dal coccige all’interno del cervello e ritorno.

l’Yi Quan  privilegia il movimento circolare longitudinale terra-cielo-terra, ma individua il fine ultimo della pratica con il termine “hun yuan li”, letteralmente la capacità di esprimere la forza in tutte le direzioni contemporaneamente.

In ogni caso viene riconosciuta la linea mediana come fulcro di ogni possibile movimento, come terreno del prima e del poi, quindi come corpo del presente dinamico.

In entrambe le esperienze si percepisce la necessità di un alternanza di vuoto e pieno. Senza la quale non vi è movimento e quindi vita.

Insieme ci dicono che nel suo universo molecolare come nello spazio esterno, il corpo è costantemente impegnato nell’adattamento,  in sostanza cambia continuamente forma.

Entrambi i sistemi coniugano la forza (salute, abilità) alla capacità di cambiare: il primo cambiamento che affrontano è proprio quello di abbandonare un impiego della forza parziale, limitato o non economico.

Nella  realtà Craniosacrale Biodinamica può essere uno schema d’inerzia che dall’organizzazione fluida arriva a condizionare forma e movimento dei tessuti, mentre per l’Yi Quan può trattarsi di un movimento eseguito senza la giusta pienezza e intenzione, senza zhan li, un movimento che rivela la stessa inerzia profonda.

Entrambi cercano di risolvere il problema affidandosi alla percezione del movimento fluido interno al corpo. Perciò entrambi riducono al limite dell’immobilità l’azione e si affidano all’ascolto del cuore e delle ossa.

Con tale disposizione si può trascendere i tessuti verso i fluidi che li avvolgono e  scorrono all’interno di essi, connettendosi in ultima con i ritmi sottili che sollecitano i fluidi stessi.

Il tutto attraverso un sentire che più si affida a quei ritmi più ne ottiene senso di agio e possibilità.

Nella Craniosacrale Biodinamica si sta distesi e l’azione è completamente rivolta all’interno, il proprio interno diviene uno spazio-tempo sconfinato ricco di possibilità.

Nell’Yi Quan si usa l’acquisizione interna manifestandola attraverso movimenti che possiamo sentire sempre  più congrui allo spazio che andiamo a occupare, percependolo via via più comodo e prolifico.

Queste due arti evolutive, entrambe con cento anni di storia, acquisiscono il carattere di scienza nello stesso momento in cui recuperano, in un periodo sconvolto e traumatico come il ventesimo secolo, tutto il senso della salute, della forza e dell’energia che arcaicamente veniva assimilato al divino.

Attraverso Craniosacrale Biodinamica e Yi Quan si può vivere un contatto con le forze che organizzano la vita, semplicemente predisponendosi alla quiete, mentre questa, con la pazienza dell’eternità, ci mostra come fare.

Il tutto, pur recando il senso del mistero e del divino, è molto semplice, in quanto quelle forze sono il presupposto della vita e sostengono tutti gli esseri comunque, per cui il praticante  scopre il singolare  torto di accontentarsi di un dito, quando esse ci offrono infinite braccia.

APPROFONDIMENTO PRATICO-STORICO

Il segreto della forza e della salute sta nel cambiamento, essere sempre più predisposti e connaturati ai cambiamenti. La vita, la materia, non è altro che manifestazione eterna di cambiamenti, alternanza di vuoto e pieno, a questo è giunta anche la fisica moderna abbracciando l’antichissimo principio taoista di Yin e Yang.

Il grande maestro cinese Wang Xiang Zhai, fondatore dell’ Yi Quan, La Boxe dell’Intenzione, chiamata in seguito anche Da Cheng Quan, La Boxe del Grande Conseguimento, riprendendo il suo maestro Guo Yun Shen, affermava che “la forza, l’abilità e la ricerca dell’imbattibilità passano attraverso la capacità di cambiare”.

Cambiare significa non avere una forma (fissa) e per questo averle tutte, esser capace di assumere quella utile al momento.

“Come risolvere?” ripete spesso il maestro Yang Lin Sheng, grande studioso e prosecutore dell’Yi Quan di Wang Xiang Zhai, “Vuoto!” …che implica di nuovo pieno… “Cambiare!”

Per esserne capaci ci si esercita nella ricerca della pienezza tensostrutturale, attraverso quiete e rilassamento, una pienezza fluida in cui vi sia la Hun Yuan Li, la forza che si esprime per infiniti punti e infinite direzioni.

L’efficacia è data dal movimento elastico e infine esplosivo, frutto di una rapidissima alternanza di vuoto e pieno, ottenuta modificando fluidamente il peso tra i piedi e l’orientamento della linea centrale.

Un peso sempre più depositato a terra attraverso una struttura sempre più adagiata sul sostegno delle tensioni naturali tra le articolazioni e priva delle tensioni limitanti e invalidanti provocate dalle esperienze della vita.

Man mano il praticante percepirà sé stesso sempre più leggero, mentre l’avversario lo sentirà sempre più pesante.

Li significa forza, i concetti di Hun e Yuan sintetizzano il movimento dell’energia ancestrale dei Reni (Yuan Qi), una potenza innata e quindi calma, oceanica (movimento Acqua), che salendo si trasforma andando a nutrire gli Hun del  Fegato (movimento Legno), ovvero la capacità di proiettare nello spazio l’intenzione, di esprimere la forza verso l’esterno, l’incresparsi dell’onda.

Il collettore di questo processo è la Yi, l’intenzione allocata nella Milza (movimento Terra) la potenzialità di dare corpo (spazio e sostegno) ai movimenti.

Wang Xiang Zhai sviluppò l’Yi Quan durante i primi decenni del Novecento, dopo   aver studiato sin dall’infanzia le Forme dei Dodici Animali e i Pugni dei Cinque Elementi dello Xsing Yi Quan (La Boxe della Forma e dell’Intenzione o della Mente e del Cuore), antico stile marziale interno dove la capacità di imitare specifici animali e l’idealizzazione dell’elemento (Terra, Fuoco, Metallo ecc..) per i pugni, erano il cardine dell’insegnamento.

Egli eliminò l’ideogramma Xsing ( mente-forma): aveva definitivamente intuito che la vera essenza dell’efficacia sta nel non assumere una forma, nella tendenza assoluta alla fluidità.

Nello stesso periodo l’osteopata statunitense dottor William Gardner Sutherland, dall’altra parte del pianeta, si accorgeva che per migliorare le condizioni dei suoi pazienti non doveva rivolgersi alle strutture fisiche ( le ossa  in particolare), che così bene aveva studiato nelle proporzioni e nelle funzioni, ma ai fluidi in cui esse sono immerse: ai loro movimenti impercettibili e i loro comportamenti imprevedibili.

Per accedere a quel tipo di ascolto era necessaria una profonda quiete.

Wang Xiang Zhai sembrava avere l’identica intuizione quando rispetto alla pratica per sviluppare forza e abilità diceva che “i grandi movimenti sono meno efficaci dei piccoli movimenti, i piccoli movimenti sono meno efficaci dell’immobilità, l’immobilità è il movimento eterno”.

Forza e abilità sono frutto di quiete, fluidità e armonia, le quali sono espressioni di salute e vitalità. Tanto che già dagli anni Cinquanta il maestro insegnava l’Yi Quan ormai solo come pratica salutistica e terapeutica, diffondendola per gli ospedali delle metropoli cinesi. A questo ambito si è dato il nome di Yi Gong.

Il grande maestro ripeteva spesso che assumere una forma limita il coraggio del praticante.

Allo stesso modo Sutherland intuiva che le manovre meccaniche sulle ossa limitavano le potenzialità di autoguarigione dei suoi pazienti.

APPROFONDIMENTO PRATICO-FUNZIONALE

Con il termine craniosacrale si fa appunto riferimento alla dinamica del liquido cerebrospinale e ai due poli essenziali dell’osso sacro e del cranio.

Nello specifico campo biodinamico, ci si riferisce maggiormente a ombelico, cuore e terzo ventricolo (cervello rettile), i quali “tengono insieme” la linea mediana, la quale può essere definita essa stessa cuore.

L’ideogramma Yi dell’Yi Quan rappresenta  in medicina tradizionale cinese l’energia del movimento Terra, della Milza-Stomaco, ovvero l’intenzione creativa. Essa confluisce verso il Cuore, che la usa quale campo di espressione della sua volontà.

In termini materiali significa che il nutrimento sintetizzato dal cibo viene inviato dalla Milza al Cuore attraverso i Polmoni.

In termini tissutali lo sviluppo della Yi consiste nel miglioramento di fluidità, elasticità ed espressività del corpo a partire dalla colonna vertebrale e il complesso di organi e visceri a essa connessi. Tutto ciò è facilmente valutabile attraverso il diaframma del plesso solare, principale piano orizzontale anatomico, la terra.

La loggia di Milza, nella sua vasta area centrale, descritta dai bordi costali fin l’ombelico, da persona a persona può apparire retroflessa, accorciata e contratta, oppure bloccata in allungamento, con una ridotta capacità di partecipare al flusso energetico suscitato e allo stesso tempo trasportato e incrementato dal  movimento respiratorio circolare.

Quest’ultimo, sia che lo vediamo nella dinamica della Circolazione Celeste descritta in Medicina Tradizionale Cinese, sia che lo seguiamo come Respirazione Primaria descritta dall’esperienza Craniosacrale Biodinamica, o come meccanica osteopatica, contempla una spinta che dall’interno verso l’esterno sale dai piedi lungo le gambe, determinando l’estroflessione delle ali del bacino e un loro leggero innalzamento e caduta antero-posteriore, come quando ci si approssima alla posizione seduta.

Movimento eseguito in armonia con tutta la struttura toracica (costole e sterno), quella delle spalle (clavicole e scapole) e delle ossa del cranio (temporali, parietali e ali dello sfenoide). Il corpo si fa più largo in senso laterale e più stretto in senso antero- posteriore.

Esattamente l’impulso parte dall’asse centrale: costituito dalla colonna vertebrale a partire dal coccige fino alle ossa dispari del cranio (occipitale, frontale e sfenoide) e tutta la struttura del volto. La stessa dinamica seguono le braccia e le mani.

In espiro avremo l’introflessione, quindi il restringimento laterale e l’allargamento antero-posteriore.

È chiara la fluttuazione nello spazio di tutto la struttura somatica.

Si può notare notare il grado d’inerzia al diaframma del plesso solare, l’escursione nel suo ruolo di volano dell’energia in circolo.

Ovvero il movimento a scivolo in cui esso si abbassa diagonalmente, dal dorso al ventre, durante l’inspirazione polmonare, risalendo in espiro con un rigonfiamento a cupola: determinando la controtendenza  degli organi sottostanti (stomaco, milza, pancreas, fegato, vescicola biliare, intestini, reni, vescica), mentre cuore e polmoni, situati al di sopra, ne seguono la direzione.

É così che  in inspiro (espansione) le parti basse, legate alla materialità della Terra, tendono al Cielo e le parti alte, legate alla spiritualità del Cielo, tendono alla Terra, mentre in espiro (contrazione), le parti alte, puntano verso il Cielo, e quelle basse ritornano verso la la Terra.

È così che nel movimento biologico naturale si può vedere la manifestazione del Tai Ji: il perpetuo, mutuo assistersi e nutrirsi di Yin e Yang, dei movimenti e dei valori opposti, del vuoto e del pieno.

Per questo si dice che il Dao produce la virtù  mantenendo forti e longevi.

Questo scambio determina la condizione ottimale di un torace rilassato, con Cuore vuoto e Polmoni radicati, insieme a un addome espresso, con Milza distesa e Stomaco flessibile, Fegato agile, Intestini mobili, Reni vivaci.

Naturalmente tutti questi aspetti tissutali sono integrati dal sistema nervoso il quale, come detto, origina dal fluido interno alla colonna vertebrale.

Con il diaframma bloccato, sia esso in inspiro o in espiro, si può osservare la staticità di un addome in cui la loggia centrale di Milza è retratta e congelata, mentre il Fegato è compresso e impedito: si ha l’immagine di una preda spaventata e intimidita, paralizzata e tremante dalla paura di tentare una soluzione rispetto al suo essere braccata.

È come se le possibili varianti di azione si sovrapponessero in un improduttivo sussultare e tramare che mantengono uno stato d’inerzia forzata il cui messaggio è: “se cambio qualcosa mi autodistruggo, non c’è soluzione”.

Molto spesso si trasmuta il senso di autodistruzione in una distruzione di ciò che è esterno a sé, come se il trattenere evitasse di fare del male agli altri, sentendo che se poco si prende maggiore libertà si diventa letali.

Volendo sdrammatizzare ho chiamato questo fenomeno “sindrome di Edward Mani di Forbice”, ossia “come mi muovo ferisco, taglio, deturpo, rompo”; credo che tali convinzioni trasformino il rischio inconsciamente sentito per la propria sopravvivenza in un pericolo per ciò che è altro da sé.

L’ambiente disponibile all’alba della nostra vitalità, attraverso compassionevoli lamentele o spaventose minacce, o entrambe, spinge spesso il giovane individuo a ritrarsi, bloccarsi, fissarsi e congelarsi.

Benché il sistema sia essenzialmente in stato di sottomissione, un profondo condizionamento emotivo-somatico si traduce nell’imperativo mentale di non potersi prendere maggiore spazio, che ogni gesto in libertà, dove libertà indica la violazione di una coazione a ripetere e quindi il cambiare, risulti estremamente dannoso per gli altri.

Ma in realtà la paura è tutta fra sé e sé.

Il problema è che questo sé è molto  indebolito e ridimensionato, è in un rapporto di dipendenza con gli altri in cui eccessiva è la sua preoccupazione per loro, in una maniera viscerale e inconscia, appunto come accade fra bambino e mamma. É un preoccuparsi di sé, ma con la totale percezione che il proprio sé dipende completamente dagli altri.

Si può dire che questa è una sorta di eredità “karmica”, mentre l’arte terapeutica Craniosacrale Biodinamica e l’arte marziale Yi Quan sono tra i più validi percorsi per affrancarsene e sviluppare verso la reale espressione di se stessi, una effettiva ed evolutiva condizione di adulto, o di completezza umana, secondo l’accezione del prof. A. Tomatis, eminente ricercatore e clinico, pioniere dello studio unificato di otorinolaringoiatria, audiologia, embriologia, sviluppo dell’apprendimento, vocalità, fonazione, linguaggio, antropologia e filosofia.

I disagi nascono e spesso si accentuano per aver inconsciamente cristallizzato il proprio sistema in una forma: un modo di essere e di fare, di respirare, di nutrirsi e di muoversi.

Questo limita la vitalità, ovvero la capacità biologica, animale, infine umana di conformarsi alle forze naturali e attraverso il loro sostegno entrare in relazione coi fenomeni.

Le due vie qui presentate, due aspetti di un’unica grande via, plausibilmente l’unica Grande Via, offrono gli strumenti per essere autori di sé, per ri-conosere la propria originalità e quella altrui,  in un’ottica evolutiva profondamente soddisfacente.