Shiatsu, affonda le sue radici nelle forme di manipolazione e massaggio tradizionali cinese, come lam-ma, lan-fa, il tui-na.


Shiatsu in giapponese Shi = dito e atsu = pressione tecnica che ha cominciato a diffondersi a partire dal VI secolo in Giappone, dopo secoli di diffusione, nel 1911 venne emanata una legge che riconosceva ufficialmente l’agopuntura, l’an-ma e la mo-xa.
Monaci buddisti che favorirono una larga diffusione dei princìpi della medicina tradizionale cinese che ne costituiscono il fondamento teorico.

Lo Shiatsu si basa su quattro “pilastri”:

  • il respiro
  • la postura
  • la perpendicolarità
  • la pressione

Tecnica manuale, lo Shiatsu, si basa principalmente sulle pressioni portate con i pollici, le dita, i palmi delle mani, i gomiti, le ginocchia o i piedi.

I cinque fattori che devono sempre essere presenti per pressione efficace sono:

  • l’uso del giusto strumento di lavoro
  • una corretta posizione dell’operatore
  • una corretta individuazione dell’area su cui operare
  • l’attenzione dell’operatore
  • tre fasi pressorie: ingresso, stasi, uscita


Questo permette, contattando il suo livello energetico più profondo e quindi tutti gli aspetti della sua realtà, di risvegliare nel ricevente la sua forza di autoguarigione. Nella medicina tradizionale cinese (MTC) psiche e soma non sono mai stati divisi e questo rappresenta una delle fondamentali differenze con la medicina occidentale.

La stessa legge lasciava la possibilità di praticare anche altre forme di trattamento non riconosciute e questo avrà una particolare rilevanza nella nascita e nello sviluppo iniziale del metodo Shiatsu. Infatti nel 1964, una nuova normativa definì lo Shiatsu come una forma di cura autonoma e distinta dalle altre tecniche venendo così definito: “La shiatsuterapia è una forma di manipolazione che si esercita con i pollici, le altre dita e i palmi delle mani senza l’ausilio di strumenti, meccanici o d’altro genere. Consiste nella pressione sulla cute intesa a correggere le disfunzioni interne, a migliorare e a conservare lo stato di salute o a trattare malattie specifiche”.

Cominciano così a ricoprirsi di prestigio le prime scuole specifiche per il suo insegnamento e tra queste quella creata nel 1940 da Tokujiro Namikoshi, che ha avuto il merito di essere stato il primo a dare una organizzazione didattica essenziale alla metodologia Shiatsu.

Successivamente il Maestro Shizuto Masunaga, inizialmente collaboratore di Namikoshi, ha elaborato una metodologia di Shiatsu che si basa sulla visione energetica del ricevente in quanto persona, fondando l’associazione di Shiatsu IOKAI. L’apporto di Masunaga in termini di evoluzione è stato determinante per il successivo sviluppo dello Shiatsu oltre i confini del Giappone.

In Italia come nel resto d’Europa lo Shiatsu si diffonde all’inizio degli anni settanta, quando trova un ambiente particolarmente favorevole alla propria diffusione e al proprio sviluppo. Lo shiatsu è oggi un fenomeno sociale ad ampio respiro difficilmente confinabile nella categoria delle medicine non convenzionali o banalmente all’universo della new age.

Esistono diversi stili di Shiatsu tra i più diffusi quelli omonimi fondati da questi due grandi maestri: Namikoshi, Masunaga (o Iokai).

Lo shiatsu nello stile Namikoshi si concentra maggiormente sui sintomi, con l’obbiettivo di intervenire sulle patologie in via preventiva e terapeutica, ed è l’unica scuola di Shiatsu ufficialmente riconosciuta dal Ministero della Sanità giapponese. Si contraddistingue per un approccio energico, eseguito prevalentemente sui punti classici dell’agopuntura. Tale tecnica mostra un’efficacia elevata in tempi rapidi, con riferimento agli specifici sintomi trattati.

Lo stile Masunaga, maggiormente diffuso in occidente, mira ad un equilibrio generale delle funzioni dell’organismo, la cui mancanza sarebbe, secondo Masunaga, la causa prima delle patologie: l’attenzione è dunque spostata dai sintomi alle cause. Nella pratica dello Shiatsu “Masunaga”, si riscontra tipicamente un effetto di rilascio delle tensioni muscolari, con regolarizzazione del respiro, del battito cardiaco e della temperatura corporea; ciò che favorisce un benessere a tutti i livelli (psichico, emotivo, fisico) che, dopo una sequenza di quattro-otto sedute con cadenza settimanale, tende a stabilizzarsi per un periodo di alcuni mesi. Alcuni benefici, talvolta, permangono più a lungo.

Ohashi ha sviluppato una modalità di lavoro che si basa sulla comunicazione e la sinergia tra chi pratica e chi riceve il trattamento, aumentando il benessere e l’armonia di entrambi, portando quindi beneficio agli operatori. Il movimento continuo e l’uso della forza di gravita’ rendono il corpo di chi pratica questo tipo di metodo, molto flessibile e privo di rigidità e contrazioni che alla lunga possono interferire con il flusso energetico. Ohashi ha contribuito alla diffusione di questa pratica in Occidente, con la pubblicazione di diversi libri e la fondazione di molte scuole di Ohashiatsu in tutto il mondo.

ESPERIENZE SHIATSU. DEFICIT DI MILZA: IMPLICAZIONI DI RENE E FEGATO.

Di Alessandro Panebianco


PREMESSA.


Questo elaborato vuol essere solo il resoconto di vari casi incontrati durante il primo anno di attività professionale di un praticante shiatsu.

In armonia con la natura deduttiva e relativista di tutto l’impianto della Medicina Tradizionale Cinese e dello shiatsu che su questa si basa, non vuol rappresentare una scoperta né tanto meno l’esposizione di una legge fissa, bensì l’osservazione di alcuni fenomeni quali l’operatore ha potuto cogliere entro i limiti della sue personali esperienze e conoscenze.

È mia volontà presentare tali osservazioni attenendomi a come esse si sono rese esperibili, con le loro contingenze e insorgenze, e non a come le si può utilizzare a posteriori scorrendo un manuale di agopuntura; spero così di rivelare quali sono state le modalità che hanno contraddistinto il mio approccio, all’interno del quale si sono dispiegate terapia, diagnosi e prevenzione.

Non esporrò in maniera sistematica, caso per caso, le occasioni in cui ho constatato un deficit di Milza e i rispettivi modi di agire verso cui sono stato orientato: perché i casi sono sempre unici e nella fattispecie limitati al lavoro di un anno, quindi del tutto insufficienti per trarne una traccia, anche generica, valida su un piano clinico teorico, sempre che la teoria abbia una qualche utilità in questo campo.

Ritengo un’esposizione cumulativa maggiormente in coerenza con la realtà che si mostra durante la pratica terapeutica professionale, quindi il testo che segue potrà avere una forma diaristica in cui le impressioni e i commenti relativi all’incontro di tori e uke, prendono corpo insieme alle esperienze più personali di chi scrive (tori): la sua pratica degli stili marziali interni cinesi, la sua pratica craniosacrale biodinamica, il suo ruolo di uke, i suoi studi letterari, storici, filosofici e scientifici, la sua vita in generale.

Ho cercato di formulare un testo comprensibile anche a chi non conosce l’argomento, magari con l’ausilio di un glossario o un manuale di MTC, ma credo che solo gli studiosi, praticanti e ricercatori di questo ambito possano seguirne agevolmente il linguaggio, le immagini e le riflessioni.

Il deficit di Milza (Pi) è una peculiarità del sesso femminile.

Posso dedurre ciò dal fatto di averlo constatato in numerosi uke donna e in particolare in nove uke donna su dieci rivoltisi a me nell’ambito terapeutico professionale.

Ma questa affermazione mi mostra tutti i suoi limiti se tengo conto del fatto che una consistente maggioranza degli uke per cui sono stato tori sono donne e lo stesso vale per quelli seguiti professionalmente.

Posso così trarre una precisazione che trova conforto nello studio dei classici e dei manuali moderni di MTC: il deficit di Milza è una problematica relativa al femminile, il che significa che la posso incontrare magari più frequentemente nelle donne, ma non necessariamente.

In questo caso il femminile risale allo Yin peculiare al movimento Terra, che in termini di organo è proprio della Milza, quindi non ha direttamente a che fare col sesso di uke.

Semmai, attraverso l’ascolto di un seppur ridotto numero di uke maschi, ho potuto suffragare quanto gli squilibri del movimento Terra sono particolarmente connessi nei loro aspetti Yin e Yang, ma anche come negli uomini si presentano più spesso attraverso lo Stomaco, quindi nel loro aspetto Yang.

Se confronto l’esperienza con questi uke uomo e quella con gli uke donna, mi si rivela un altro particolare interessante riguardo ai sintomi relativi all’aspetto Yin o Yang del movimento Terra: tutti gli uomini lamentavano inizialmente fastidi localizzati sulla parte, come bruciore di stomaco, rigidità, senso di reflusso, acidità, nausea, affanno all’altezza del diaframma. Un senso generalizzato di ansia particolarmente attiva.

Le donne partivano tutte da un senso di spossatezza generalizzato e particolarmente remissivo, spesso accompagnato da dolori lombari localizzati nell’area circostante il punto Ming Men “Porta del destino” (VG4) (tra i reni, sotto il processo spinoso della L2) o nella zona cervicale e delle spalle, oppure in entrambe le parti.

L’aspetto Yin è più nascosto, più silenzioso, si manifesta sotto forma di vuoto e questo è interessante se teniamo conto che una caratteristica degli organi (zang,Yin) è il loro essere pieni.

Più la natura di qualcosa è il pieno più risalterà in essa un deficit, per questo di Milza si manifestano gli squilibri Yin, mentre per il viscere (fu, Yang), la cui natura è il vuoto, o la tendenza al vuoto (il movimento naturale dello Stomaco è quello di vuotarsi), si manifesteranno gli eccessi, che per la loro natura Yang sono più irruenti.

Rimaniamo sull’aspetto Milza e quanto è emerso con i vari uke donna incontrati.

Il sintomo più ricorrente sono le feci liquide (diarree ricorrenti) spesso con resti di cibo per nulla digeriti. Nella maggioranza dei casi, insieme alla debolezza generalizzata, veniva lamentato mal di testa (emicrania e cefalea). Immancabile, come già detto, il mal di schiena lombare e cervicale ( le zone di vuoto nella tensostruttura vertebrale).

Insieme allo scarso vigore affiorava spesso anche una generalizzata insofferenza, e un conseguente astio, sempre remissivo, verso gli aspetti sociali della propria quotidianità, a partire dalle relazioni professionali fino a quelle parentali, passando per quelle sentimentali.

Approfondendo l’ascolto nell’avvicendarsi delle varie sedute, l’astio e il senso di disagio contraddistinto dall’ansia lasciavano trasparire una più definitiva paura.

Paura che sovrastava la preoccupazione: verbalizzata nei termini di non riuscire ad affermarsi professionalmente, di non riuscire a trovare un partner con cui instaurare una relazione appagante e duratura, di non riuscire a fare ciò per cui si prova soddisfazione, di non sapere ciò da cui si potrebbe trarre soddisfazione, di non sapere se il partner con cui si è in relazione sia quello giusto, se il lavoro per il quale si è al momento impiegati sia quello che fa per sé. Tutti dubbi che si fanno pesanti quando dietro vi soggiace la sensazione di non essere in grado di porre modifiche.

Allora io vedo che non solo l’immobilismo e il senso di precarietà e vuoto del movimento Terra costringono uke in un costante stato di preoccupazione e ansia, ma che la condizione è talmente radicata da essere il Rene (Shen) stesso a manifestare squilibrio, con la preponderanza del suo aspetto Yin.

In effetti i manuali di MTC definiscono la debolezza di Milza come qualcosa di congenito, ma, come dimostrerò più avanti, a me risuona molto anche l’aspetto neonatale e infantile.

Noto in uke una Terra completamente allagata, non può nascervi nulla, è una palude fredda, oscura, incognita, infida, in cui non si sa se spingendo sul piede per muovere un passo, il suolo sarà di sostegno oppure sprofonderà nell’abisso.

Del resto i dolori lungo la colonna vertebrale (il decorso di Zu Tai Yang -Vescica-), mi mostrano come il movimento Acqua nel suo aspetto Yang è indebolito, il territorio corpo, male irrigato, fatica a sostentarsi, a uke capita sovente di provare un senso di vertigine.

È chiaro che su questa palude non può radicarsi e crescere nessuna pianta, non c’è il giusto nutrimento per il movimento Legno, perciò uke, nel suo generale stato di paura, alterna preoccupazione a rabbia, naturalmente rabbia trattenuta, perché non c’è una terra su cui manifestarla e c’è quindi paura nell’esprimerla. Mi piace figurarmi così quello che i manuali chiamano attacco del Qi di Fegato (Gan) alla Milza.

Il Legno non può attecchire, crescere, espandersi e manifestarsi, manca il coraggio per prendere un’iniziativa. Non si ha fegato, come recita il detto, anche se non si tratta di un deficit del movimento Legno, piuttosto un blocco delle possibilità all’origine dell’impulso: manca il Qi della Milza preposto a dare forma.

La percezione è molto chiara: come si possono evitare squilibri e malattia costringendo all’immobilità Jue Yin (decorso di Fegato), ovvero ciò che sta per divenire Yang, e Shao Yang (decorso di Vescicola Biliare), lo Yang crescente? É come spingere indietro il nascituro (pensiamo alle gravidanze indesiderate), o come tenere continuativamente rinchiuso in una stanza un bimbo di pochi anni (pensiamo all’iperprotettività).

In MTC chiamiamo l’energia necessaria allo sviluppo dell’azione, gli spiriti allocati al movimento Terra, Yi, che traduciamo come proposito o intenzione. Si tratta di un’intenzione basilare, strutturale, che viene resa fertile dalla Zhi, il volere, ancora più ancestrale energia dei Reni (Acqua), che darà possibilità di espressione agli Hun, gli spiriti o energia del Fegato (Legno).

L’aspetto fuoco del Rene Yang mantiene l’umidità della Terra a uno stato ottimale di fertilità, i rischi sono gli estremi: il deserto e la palude.

Ecco la rappresentazione dell’essere umano in analogia col mondo in cui nasce e vive così come gli si manifesta guardandosi intorno: una terra perenne nel suo essere alla base, che, quando adeguatamente irrorata dalle acque, generosa sostiene e permette la manifestazione delle forme di cui la crescita delle piante è la più rigogliosa.

La libera espressione degli Hun del Fegato soddisferà la volontà suprema, quella dello Shen del Cuore (Xin, Fuoco), energia preposta a lasciare un segno costruttivo nel mondo: infatti il Cuore manifesterà soddisfazione proprio come la fiamma a cui si dà legna da ardere, il prodotto di tale combustione tornerà a nutrire la Terra.

Per concludere il ciclo possiamo aggiungere che in seno a quest’ultima si concretizzerà Metallo (Polmone Fei), i cui spiriti Po garantiranno il radicamento dell’individuo, la sua fermezza nelle scelte, la capacità di esternare ciò che dall’intimo lo anima, e soprattutto di tesaurizzare in profondità ciò che di buono gli arriva dall’esterno; il Metallo è a sua volta l’elemento da cui si costituisce l’Acqua, quest’ultima tornerà a fertilizzare la Terra e quindi a permettere lo sviluppo del Legno.

L’iniziativa ha sempre a che fare col cambiamento: cambiare lavoro, cambiare partner, cambiare abitudini o modi di fare e di essere. Tutto ciò contempla anche chiedere dei cambiamenti agli altri: maggiore rispetto dal capo ufficio, maggiore attenzione dal partner, o da qualsiasi persona con cui si entra fortuitamente in relazione. In pratica veder rispettato il proprio spazio vitale. Ma come si può riuscire in questo se non si sa quali sono confini del proprio spazio, se non si sa nemmeno dove sono?

Si tratta di prendersi lo spazio necessario all’espansione dei propri rami, dei propri bisogni, del proprio Legno, che conterrà e farà da confine alla propria Terra, in termini fisici l’espressione della fascia mediale del busto; ma per ora una fredda e salata acqua ha invaso tutto e la vedo immancabilmente sgorgare copiosa da uke sotto forma di lacrime.

L’aggressività positiva che ogni animale detiene per la difesa del proprio spazio vitale, se trattenuta assume una qualità rabbiosa, il corrispettivo emotivo di una compressione (o iperattivazione) del Fegato. La posso constatare attraverso l’ascolto, la palpazione e la pressione della sua loggia: ricevo l’immagine di una persona che si agita imbavagliata e legata a una sedia (il movimento non può esprimere il suo naturale innalzarsi e allargarsi, le costole fluttuanti non fluttuano, sono incollate e affossate).

Muovendomi lungo Zu Shao Yang (Vescicola Biliare Dan ) e Zu Jue Yin (Fegato), li sento entrambi rigidi e doloranti, responsabili delle emicranie e dei sonni agitati e poco ristoratori che uke mi riporta.

Del resto le pressioni lungo Zu Tai Yin (Milza) mi danno una sensazione stagnante, c’è morbidezza in superficie e inerzia in profondità, generale assenza di tono; la loggia, nella sua vasta area centrale, descritta dai bordi costali fin l’ombelico, appare retroflessa, e sia che la trovi accorciata e contratta o bloccata in allungamento, costante è la sua scarsa elasticità e capacità di partecipare al flusso energetico trasportato dal movimento respiratorio circolare.

Quest’ultimo, sia che lo vediamo nella dinamica della Circolazione Celeste descritta in MTC, sia che lo seguiamo come Respirazione Primaria descritta dall’esperienza craniosacrale biodinamica, o come semplice meccanica osteopatica, contempla una spinta che dall’interno verso l’esterno sale dai piedi lungo le gambe, determinando l’estroflessione delle ali del bacino e un loro lieve  innalzamento, movimento eseguito in armonia con tutta la struttura toracica (costole e sterno), quella delle spalle (clavicole e scapole) e delle ossa del cranio ( temporali, parietali e ali dello sfenoide).

Esattamente l’impulso parte dall’asse centrale costituito dalla colonna vertebrale coinvolgendo il sacro, le ossa (dispari in particolare) del cranio (occipitale, frontale e sfenoide) e tutta la struttura del volto. La stessa dinamica seguono le braccia e le mani.

In espiro avremo l’introflessione di tutta la struttura. La forma passa da un allargamento laterale a un allungamento longitudinale.

Osservo l’inerzia del diaframma toracico, che riesce solo ad accennare la sua attività di volano dell’energia in circolo. Ovvero il movimento a scivolo in cui si abbassa diagonalmente, dal dorso al ventre, durante l’ inspirazione polmonare, risalendo in espiro: determinando la controtendenza degli organi sottostanti (stomaco, milza, pancreas, fegato, vescicola biliare, intestini, reni, vescica), mentre cuore e polmoni ,situati al di sopra, ne seguono la direzione.

É così che in inspiro (espansione) le parti basse, legate alla materialità della Terra, tendono al Cielo e le parti alte, legate alla spiritualità del Cielo, tendono alla Terra, mentre in espiro (contrazione), le parti alte, puntano verso il cielo, e quelle basse ritornano verso la la Terra.

È così che nel movimento biologico naturale si può vedere la manifestazione del Tai ji: il perpetuo, mutuo assistersi e nutrirsi di yin e yang, dei movimenti e dei valori opposti, del vuoto e del pieno. Per questo si dice che il Dao produce la virtù mantenendo forti e longevi.

Questo scambio determina la condizione ottimale di un torace rilassato, con Cuore vuoto e Polmoni radicati, insieme a un addome espresso, con Stomaco flessibile, Fegato agile, Intestini mobili, Reni vivaci.

Con il diaframma bloccato, sia esso in inspiro o in espiro, osservo l’immobilità di un addome in cui la loggia centrale di Milza è retratta e congelata, mentre il Fegato è compresso e impedito: ho l’immagine di una preda spaventata e intimidita, paralizzata e tremante dalla paura di tentare una soluzione rispetto al suo essere braccata.

È come se le possibili varianti di azione si sovrapponessero in un improduttivo sussultare e tramare che mantengono uno stato d’inerzia forzata il cui messaggio è: “se cambio qualcosa mi autodistruggo, non c’è soluzione”.

Molti uke trasmutano il senso di autodistruzione in una distruzione di ciò che è esterno a loro, riferiscono che il trattenere evita loro di fare del male agli altri, che se poco si prendono maggiore libertà diventerebbero letali.

Volendo sdrammatizzare ho chiamato questo fenomeno “sindrome di Edward Mani di Forbice”, ossia “come mi muovo ferisco, taglio, deturpo, rompo”; credo che tali convinzioni siano in realtà interne, ma vengono proiettate verso ciò che è altro da sé.

Benché il loro sistema sia essenzialmente in stato di sottomissione, questi uke sono in qualche modo convinti di non potersi prendere maggiore spazio, che ogni loro gesto in libertà, dove libertà indica la violazione di una coazione a ripetere e quindi il cambiare, risulti estremamente dannoso per gli altri.

Ma in realtà la paura è tutta fra sé e sé. Il problema è che questo sé è molto indebolito e ridimensionato, è in un rapporto di dipendenza con gli altri in cui eccessiva è la sua preoccupazione per loro, in una maniera viscerale e inconscia, un po’ come fa il bambino con la mamma. É un preoccuparsi di sé, ma con la totale percezione che il proprio sé dipende completamente dagli altri.

Certamente questi uke hanno una storia infantile in cui il trauma da invasione è stato vissuto in una situazione di scarse risorse. Questo trauma fa sempre il paio con quello da abbandono, mantenendo uno stress generale che la biosistemica riconosce come eccessiva attivazione del campo mentale. Guarda caso anche in MTC si associano turbe di Milza a turbe mentali, oppure stress mentali a deficit di Milza.

L’autoimposizione del bambino abbandonato e invaso a non manifestare i propri bisogni e quindi a non far valere i propri spazi è legata primariamente al soddisfacimento della volontà materna. La frase che risuona internamente è “se protesto, se non sto zitto e buono la mamma piange, se piange la mamma io non sopravvivo”.

La mamma è la Terra, quella base che tutto accoglie e tutto nutre senza stancarsene, ma purtroppo la rappresentante biologica a noi familiare di questo aspetto, colei che ci ha partorito, anche nel migliore dei casi, ha molte meno risorse della Terra in sé.

Il cambiamento strutturale di cui necessitano questi uke consiste nel passaggio dalla dipendenza verso il nutrimento rappresentato dalla loro madre biologica, o da tutti gli altri soggetti su cui tale attaccamento è stato proiettato, a quello immensamente più appagante della Terra intesa come intenzionalità della natura.

Questo significa essere sviluppati allo stato dell’adulto, in cui è profondamente radicato il senso di appartenenza a questa natura, quindi la facoltà di sentirsene protetti, di nutrirsene a pieno risuonando dal proprio centro la stessa capacità della Terra di produrre i cambiamenti, di dare forma ai propositi, di dare sostegno ai diecimila esseri, come recita il Tao Te Ching.

Questa è l’acquisizione del grande Yin, tranquillo e ricettivo, che sostiene la vita e accetta la morte, l’inizio e la fine di ogni cosa, attraverso il perpetuo, mutuo avvicendarsi compenetrandosi con lo Yang (attivo e creativo), dando così corpo al Tai ji: la manifestazione del Dao, la Via, la radice di ogni fenomeno di questo universo, dall’infinitamente piccolo all’incommensurabilmente grande.

Per questo il Tao Te Ching recita che seguendo il Dao non ci si dovrà preoccupare per lo sviluppo naturale delle cose.


Come stiamo intuendo, la rappresentazione delle facoltà proprie di un movimento cosmico ricalcano il comportamento dell’organo a esso legato.

Perciò si afferma che un deficit di Milza, ovvero una Milza che ha perso la sua compattezza e il suo calore asciutto perché invasa dall’Acqua, corrisponde all’incapacità dell’organo di compiere la propria funzione, che è quella di sintetizzare il nutrimento dei cibi, sotto forma di essenze sottili, per inviarlo ai Polmoni e attraverso questi al Cuore. Nonché quella di reggere e formare il sangue e la carne. In termini psichici la facoltà di sostenere gli intenti e i cambiamenti, la nascita dei fenomeni, le infinite forme, l’essere creativi.

Non nel senso superficiale che si dà oggi a questo termine: cioè tutti quei casi in cui la creazione è espressa in qualche attività come risultato di un profondo disagio. Vi possono essere inclusi anche i sogni e gli incubi delle arti figurative e senza dubbio il cambiare arredamento domestico ogni due mesi o cimentarsi in venti hobby cambiandoli ogni anno.

Neanche nell’ipocrisia e malizia dell’inganno semiotico soggiacente agli slogan e le immagini prodotte dai pubblicitari.

Eppure si dice “ah è una persona così creativa!”, quella persona potrebbe non essere in grado di passare una notte da sola o di accettare l’impatto con l’esistenza nella sua cruda semplicità.

Con tutto il rispetto e l’attenzione per queste dinamiche, la creatività a cui mi riferisco è quella che risolve il disagio mantenendo una condizione in cui esso non può attecchire. La creatività profonda e immanente del non agire, quel bastare a se stessi, quel “sapere quando abbastanza è abbastanza e quindi avere sempre a sufficienza”.

Qui mi fermo perché ci sono ambiti su cui è inutile tentare spiegazioni a parole, altrimenti si rischia di essere confusi con chi fa della filosofia, mentre sto parlando di qualcosa di inafferrabile nel solo ambito del cogito. Quindi, affinché possa affermare ergo sum, non è il verbo ad essere basilare, in quanto le condizioni primarie che fanno l’equilibrio e la salute dell’essere umano risalgono molto più in profondità (sistema rettile) rispetto al suo quoziente intellettivo (neocorteccia), quindi, in termini storico-evolutivi, a prima che egli scoprisse quanto è utile pensare e comunicare in modo sempre più articolato dando vita a culture che hanno lasciato imponenti e, a volte opprimenti, segni.

Complessivamente, il sistema nervoso era questo attuale, il sistema digestivo era questo attuale, la respirazione era questa attuale, tutto ciò che è alla base della salute e della vitalità funzionava già all’alba dell’umanità così come ci è necessario oggi. Molto probabilmente funzionava meglio che per gran parte dell’umanità attualmente su questo pianeta.

Perciò in varie culture millenarie sentiamo parlare della perfezioni degli antichi, di coloro che erano già antichi e persi nel tempo rispetto a coloro che noi intendiamo per antichi.

“Insegnare senza parole a trarre virtù dal non agire, questo sì che è difficile” affermava Lao tzu (400 a.C. circa) nella consapevolezza di vivere in un’età già troppo moderna rispetto a quell’equilibrio di cui erano inconsci maestri coloro che egli chiama “gli uomini dell’alta antichità”.



Torniamo al presente, a uke, il quale non solo non riesce a trarre energia dal cibo, ma anche da tutti gli altri ambiti di nutrimento che sono le relazioni, con le loro emozioni e i loro sentimenti, con gli altri esseri e con la vita in generale.

Sto parlando, per tutti i casi incontrati, di un disturbo cronico, non si trattava mai di un cattivo funzionamento episodico, legato a un fenomeno esogeno come un virus, un raffreddore o un incidente, ma una caratteristica peculiare che ho riscontrato anche in soggetti apparentemente in forma, con una vita non esente da risorse, un sistema sostenuto da pratiche come lo Yoga o il Tai ji quan.

L’ansia è sempre lì, se tori ha la tranquillità e la neutralità giusta gli apparirà chiaramente anche in quegli uke così propensi all’armonia e all’equilibrio. Se ascolta il tono e la frequenza della loro voce, se segue il loro modo di raccontare e giudicare i fatti, se gli riferiscono cosa mangiano, ancor più se li vede scegliere il cibo e mangiarlo, potrà aggiungere molti altri importanti indizi per capire e aiutare uke.

Una costante in questa mia esperienza è appunto lo sfaldarsi della consistenza profonda, dell’essenza su cui poggia una sorta di sicurezza innata.

Il tono della voce varia, in alcuni è sforzato con accenni d’irritazione e intransigenza, ha un sapore aspro e rancido, a volte piccante-metallico; in altri è lamentoso e vittimista, ha un sapore putrido e stagnante, in altri è sofferente e morbido, passionale, ha un sapore dolciastro e amaro, in altri è acuto e infantile, ha un sapore dolciastro metallico e rancido, in altri è cantilenante e superficiale, ha un sapore metallico e rancido. A tutti si aggiunge il piccante e l’amaro in base a se è fumatore, da quando e quanto.

Ribadisco che queste sono solo impressioni, che prendono corpo insieme a tanti altri elementi in cui la situazione di Milza è nulla più di una parte del tutto: il tutto è molto più della somma delle parti e a esso si rivolge l’ascolto di tori.

Una fatto ricorrente che ho potuto esperire è la golosità di uke, più o meno smodata, per formaggi e latticini: ecco che riappare la costante, la circolarità e mutua responsabilità dei fenomeni quando provo a scrutarli e farmene ispirare.

È molto probabile che non capirò mai se prima la Milza ha cominciato a funzionare male e conseguentemente un stimolo controproducente a nutrirsi di formaggi (che generano muco e umidità, scarsa circolazione e stagnazione) si è instaurato fino a divenire un’abitudine tanto inconscia quanto irrefrenabile, oppure è stata proprio la predilezione per quell’alimento a compromettere pian piano il normale funzionamento dell’organo.

É quasi certo che non mi serve a nulla fare questa scoperta, ma porsi la domanda aiuta a prendere consapevolezza della complessità e della pluricausalità reciproca degli eventi: del resto il latte è il primo alimento di cui un mammifero si nutre, per cui ci si può solo disabituare dal mangiarlo.

Insieme ai suoi derivati, il latte mi interessa proprio in quanto alimento che fa da ponte tra la madre e il figlio, perché, come abbiamo detto, lo squilibrio di Milza rispecchia sempre uno squilibrio in questo rapporto. Allora mi viene in mente che la madre è sempre prodiga e sollecita, che in lei il confine tra accudimento e preoccupazione è molto sottile, quasi invisibile. Da questa si scivola con facilità nell’apprensione, poi nell’ansia e ancor peggio nell’angoscia: a quel punto il figlio è già traumatizzato a puntino, però è un cocco di mamma, quella mamma iperprotettiva e invadente di cui il modello mediterraneo è il campione.

Noto che negli uomini ciò può aver favorito irritabilità, senso di inedia e dipendenza dal prossimo (in questo caso l’ansia è di ricevere), alla cui base però riscontro spesso una costituzione strutturale sufficientemente solida in termini di  capacità di assimilazione dei nutrienti.

Quella mamma ha dato loro calore, magari eccessivo o distorto, ma comunque è giunto il messaggio di protezione. Come detto, si mostrano gli eccessi, magari in autoreferenzialità, egocentrismo, vittimismo, fino all’ipocondria.

Nelle donne prevale maggiormente un senso di allontanamento, come se la figura materna, attraverso l’esemplarità e la similarità, infondesse loro una crescita più rapida: non c’è lo stesso tipo di accudimento che per i maschi.

Lo sviluppo biologico individuale ci mostra tutto ciò molto chiaramente.

Quando alla compagna di banco spunta il seno, il ragazzino non sa che farsene, neanche lei sa ancora bene cosa farsene, ma, per il fatto stesso di viverlo nella propria carne, deve trovargli presto una motivazione e uno scopo (l’ansia che se ne sviluppa è quella di dare).

L’intimità tra madre e figlio è sempre verticale, il messaggio è “piccolo mio non ti preoccupare, la mamma ti vorrà sempre bene, anche se gli altri non te ne vogliono: ci sono potenti energie che aspettano le tue richieste”, mentre per le figlie spicca una lateralità che risuona in quest’altra frase “ecco vedi, siamo fatte così, preparati, devi piacere: ci sono potenti energie che tendono a poggiarsi su di te”

In altri termini significa per gli uni “ci sono infinite mamme che vogliono placare la tua fame”, per le altre “presto arriveranno orde di mammoni che sanno cosa fare del tuo seno”. Quel DEVI piacere non è un consiglio, è un destino, è una specie di messaggio ancestrale dello Yin Terra, che tutto accoglie e tutto nutre e per questo non può non piacere.

Oltre a una caratteristica innata c’è però anche un indirizzo antropologico e culturale: notiamo i giocattoli, strumenti del gioco, attività che per il cucciolo rappresenta l’intero campo dell’esistenza e la matrice dei comportamenti per i quali si troverà abilitato da adulto.

Alle bambine viene dato molto presto un bambolotto da accudire, le si fa esercitare all’accudimento quando ancora sono esse stesse animali completamente bisognosi di protezione e tra l’altro in un’età in cui non è assolutamente sviluppata una distinzione sessuale.

Ecco un altro rompicapo del modello “uovo-gallina”.

Potremmo dire che la distinzione sessuale legata al ruolo viene imposta prima nei comportamenti esterni e solo poi la bambina fa le scoperte interiori attraverso cui sistemare il fatto che POSSIEDE un bambolotto “figlio” a cui fare il bagnetto e cambiare i vestitini, o che possiede tutti gli attrezzi in miniatura con cui la mamma svolge il ruolo di custode della casa (la tana), luogo di elezione del movimento Terra.

D’altro canto possiamo dire che lo Yin presente nella donna, è così ancestrale che inizia a trasferirsi di madre in figlia molto prima che in quest’ultima si siano sviluppate le strutture biologiche atte a ospitare, sostenere e partorire un’altra vita.

Per questo si afferma che non esiste donna, a differenza degli uomini, insensibile al pianto, al grado zero come richiesta di sostegno e nutrizione.

Sta di fatto che l’unicità a cui tori si deve sempre attenere rispetto a uke, mostra come questo senso innato di accudimento può essere reso distorto e isterico, oppure completamente soppresso da un’insicurezza profonda figlia di un vuoto nell’accudimento ricevuto.

In tal caso non abbiamo autoreferenzialità come per gli uomini “mammoni”, semmai un auto-svilimento definitivo in cui non si dice “è sempre colpa degli altri”, ma “sono io che non valgo, non conviene starmi vicino, non sono capace”.


Torniamo agli aspetti più fisici: feci molli e difficoltà nella digestione del cibo ci mostrano come la Milza sia invasa dall’acqua, mentre la mancata estrazione delle sostanze nutrienti dal cibo determinino la debolezza generalizzata e il dimagrimento a dispetto dei pasti abbondanti.

Nei casi in cui la spossatezza remissiva e i dolori alla schiena e alla testa erano preponderanti rispetto al senso di rabbia e all’ansia, ho riconosciuto un maggiore coinvolgimento del Rene nel suo squilibrio di Yin.

Quando uke si accinge allo shiatsu prendendo spontaneamente una posizione prona, noto un sintomo di delicatezza e insicurezza dello Yin e un’utile richiesta di sostegno allo Yang attraverso Zu Tai Yang (Vescica Pang-Guang). Non c’è la volontà di entrare in contatto con l’addome, la zona dove risiede quella potenzialità della Terra che uke vive come precaria (“Piacerò? Sarò in grado di sostenere?”), ma emerge l’invito a stimolare il dorso (“Vorrei essere forte, resistente, sento che il mio aspetto attivo, creativo, non è sufficiente”).

Del resto, nei casi in cui la paura è molto intensa e attivante uke torna a stendersi supino, ha bisogno di un controllo visivo dell’altro, non può permettersi di dare le spalle.

Posso cogliere come la terapia si dispiega per me proprio attraverso il non fare: se avessi rivolto una mia intenzione a uke come “stenditi in posizione supina, dal momento che hai un deficit di Milza ti DEVO aiutare stimolando quella parte”, avrei non solo forzato uke in qualcosa che non rappresentava un suo primario bisogno, un suo ambito di agio, ma avrei perso la preziosa informazione di quanto avesse necessità di ascolto e liberazione del suo grande Yang Acqua (Vescica, messaggero del Rene Yang).

Allo stesso modo, chiedere come necessaria la posizione prona mi avrebbe precluso l’osservazione di come nello stendersi supinamente c’era tutta l’ansia di sentirsi protetti da attacchi alle spalle e la tesa apprensione nello sguardo, nelle linee del volto, del torace, dell’addome e delle gambe per ciò che accadrà davanti.

La posizione supina non mi preclude di ascoltare la loggia di Milza, di metterla in contatto con quella di Rene e di Cuore, di stimolare Shou Shao Yang (Triplice Riscaldatore) specialmente attraverso i punti “Stagno dello Yang” (TR 4) che stimola lo Yuan Qi (il Qi che dai Reni sale al Cuore), “Ramificazione del fossato” o “Canale che devia” (TR6), punto Fuoco che stimola lo Yang e il Qi di Fegato e rimuove le stasi di liquidi, e “Pozzo celeste” (TR10), punto Terra che stimola la libera circolazione dei fluidi e regola il Qi.

Shou Shao Yang è lo Yang crescente, il più Yang in quanto giovane e totalmente immateriale, a differenza di Zu ShaoYang (Vescicola Biliare), che mostra la sua corposa secrezione (bile) attraverso sfumature giallastre e verdastre al dorso del naso e agli zigomi. Col tempo, con pazienza e umiltà, posso imparare a riconoscerle, perché non si mostreranno in maniera lampante come in un alcolista o un tossicodipendente, un lavoratore notturno sottoposto a frequenti cambiamenti di orario, un soggetto che ha subito un forte shock o uno che mangia cinque volte alla settimana da Mc Donald.

Però, magari in alcuni giorni e in alcuni orari piuttosto che in altri, dal mio neutro posso cogliere piccoli indizi.

Riguardo al Triplice Riscaldatore dicevo, posso quindi ascoltare il vero maestro delle acque, il principio energetico che struttura la manifestazione della potenza nel circolo longitudinale Terra-Cielo, l’equilibrio dei tre riscaldatori e le loro potenze dedite rispettivamente alla sussistenza (Rene-Acqua-potenzialità innata-jing), all’espansione (Milza-Terra-fertilità-Qi) e all’elevazione (Cuore-Fuoco-fecondità-Shen).

Naturalmente dalla posizione prona cercherò di fare buon uso dei punti “Shu del Fegato” (V18), “Shu della Vescicola Biliare” (V19), “Shu della Milza” (V20) e “Shu dello Stomaco” (V21), aiutando l’eliminazione di umidità e le stasi di Qi, l’irritabilità e le vertigini, le cefalee, la diarrea, la nausea, gli edemi, il gonfiore all’epigastrio, l’affaticabilità.

Saranno preziosi anche i punti “Sostegno dello Yang” o “Fine dello Yang” (V39) e “Sostegno del centro” o “Fine del centro” (V40) per riprendere possesso dello Yang, aprendo le vie dell’acqua, attenuando i dolori dorsali, lombari e agli arti.

Utilizzerò inoltre i punti del decorso più esterno “Rifugio dell’anima” o “Porta del Po” (V42), “Shu dei centri vitali” (V43), “Palazzo della provvidenza” o “Sala dello Shen” (V44), “Ahimè” o “Suono Sospirante” (V45), “Barriera del diaframma” (V46), “Porta dell’anima” o “Porta dello Hun” (V47).

Cercherò in questo modo di tonificare il Qi di Polmone, di Fegato, di Milza e l’energia difensiva Wei Qi, di attenuare i dolori dorsali e alle spalle, le difficoltà respiratorie e l’affaticabilità, la diarrea e l’oppressione al petto.

Proseguirò coi punti “Compendio dello Yang” o “Convoglio dello Yang” (V48), “Casa delle idee” o “Casa dello Yi” (V49), “Granaio dello stomaco” (V50), “Porta dei centri vitali” o “Porta dello Huang” (V51), “Casa della volontà” o “Stanza dello Zhi” (V52).

Così proverò a tonificare il Polmone, lo Yang di Stomaco (Wei) e Intestino (Xiao-Chang Tenue, Da-Chang Crasso), il Qi del Rene, regolando quello di Milza, Fegato e Vescicola Biliare, contrastando l’inappetenza, il gonfiore addominale e la diarrea.

Sarebbe bello pensare che premendo questi punti, proprio come un interruttore, si azionassero le funzioni sopra esposte: in realtà si tratta del sapere frutto di millenni di prove e controprove e non funzionano così.

A me, come tori, interessa solo stare con l’unità di uke, seguendo i canali e fermandomi sui punti non perché SO quali sono e a cosa servono, ma perché SENTO come sono e cosa producono e se ho dei dubbi (è bene averne sempre) chiedo a uke, il quale, magari con tutt’altro orizzonte percettivo rispetto al mio, potrà essere illuminante. Ma soprattutto mi rivolgo a uke in quanto è lui il primo protagonista dello shiatsu. Non mi serve granché essere bello ed essere bravo, essere centrato, armonico, rilassato e in grado di vedere la malattia in uke, mi serve un cuore pronto a sostenere uke facendogli sentire il suo valore, mi serve trovare la sua salute.

Quando ho appurato che il deficit parte dal Rene so di dover attendere a lungo prima di sentire uke esprimersi in termini ottimistici di miglioramento, anche se i miglioramenti sono macroscopici.

Dopo una decina di incontri non arriva più con un fiatone da maratona per i tre piani di scale. Le lacrime vanno diradandosi, magari sostituite da gemiti in cui c’è un sapore diverso, c’è reazione anziché sconforto e abbattimento. I punti si fanno meno doloranti, così come le ossa e i muscoli in genere, più mobili ed elastici. La diarrea non è più un appuntamento fisso, l’appetito ha ripreso equilibrio (gusto, scelta, creatività).

Capita che ha lasciato il partner o ha deciso che per ora è meglio ognuno a casa sua, o ha cambiato lavoro o semplicemente ne ha dette quattro al capoufficio o al collega, ha parlato ai suoi genitori di quanto non ha mai sopportato certi loro atteggiamenti.

Oppure, più semplicemente, gli inaspettati lavori in corso lungo l’itinerario quotidiano non gli hanno procurato angoscia, ma anzi è stato quasi divertente organizzarsi in qualche manovra aggiuntiva per recuperare la propria direzione, magari l’operaio del cantiere ha ammiccato in modo gradevole e uke ha saputo rispondere, magari un altro automobilista ha suonato il clacson tutto nervoso e uke guardandolo ha provato compassione per lui dicendogli “rilassati”, magari la prossima settimana va al lavoro in bici perché non si sente poi così stanco.

Esistono anche i circoli virtuosi e ciò che s’innesca nella terapia è proprio questo: una reazione a catena di buone sensazioni, dove ci si accorge man mano che gli aspetti negativi non arrivano più a toccare l’intimo, a procurare quel malessere incontrovertibile.

“Questo non va bene, quest’altro mi fa incazzare… Non capisco come, eppure me ne sento più distante”, benissimo!

Non è importante perché e percome, importante è risvegliare in sé i cambiamenti, o meglio la possibilità soggiacente ai cambiamenti.

Il segreto della forza e della salute sta nel cambiamento, essere sempre più predisposti e connaturati ai cambiamenti. La vita, la materia, non è altro che manifestazione eterna di cambiamenti, alternanza di vuoto e pieno, a questo è giunta anche la fisica moderna.

Il grande maestro cinese Wang Xiang Zae, fondatore dell’ Yi Quan, La Boxe dell’Intenzione, chiamata in seguito anche Da Cheng Quan, La Boxe del Grande Conseguimento, riprendendo il suo maestro Guo Yun Shen, ripeteva sempre: la forza, l’abilità e la ricerca dell’imbattibilità passano attraverso la capacità di cambiare.

Cambiare significa non avere una forma (fissa) e per questo averle tutte, esser capace di assumere quella utile al momento.

“Come risolvere?” ripete spesso il maestro Yang Lin Sheng, grande studioso e prosecutore dell’Yi Quan di Wang Xiang Zae, “Vuoto!” …che implica di nuovo pieno… “Cambiare!”

Per esserne capaci ci si esercita nella ricerca della pienezza nella quiete e rilassamento, una pienezza fluida in cui vi sia la Hun Yuan Li, la forza che si esprime per infiniti punti e infinite direzioni. La forza è data dal movimento elastico frutto di una rapidissima alternanza di vuoto e pieno. Li significa forza, i concetti di Hun e Yuan li abbiamo già visti: sintetizzano il movimento del Qi ancestrale dei Reni, una potenza innata e quindi calma, oceanica, che salendo si trasforma andando a nutrire gli Hun del Fegato, ovvero la capacità di dare azione all’intenzione, di esprimere la forza verso l’esterno, l’incresparsi dell’onda.

Il collettore di questo processo è la Yi, l’intenzione.

Wang Xiang Zae sviluppò l’Yi Quan durante i primi decenni del Novecento, dopo aver studiato sin dall’infanzia le Forme dei Dodici Animali e i Pugni dei Cinque Elementi dello Xsing Yi Quan (La Boxe della Forma e dell’Intenzione o della Mente e del Cuore), antico stile marziale interno dove la capacità di imitare gli animali e l’idealizzazione dell’elemento per i pugni, erano il cardine dell’insegnamento.

Egli eliminò l’ideogramma Xsing ( mente-forma), aveva definitivamente intuito che la vera essenza dell’efficacia sta nel non assumere una forma, nella tendenza assoluta alla fluidità.

Nello stesso periodo l’osteopata statunitense dottor William Gardner Sutherland, dall’altra parte del pianeta, si accorgeva che per migliorare le condizioni dei suoi pazienti non doveva rivolgersi alle strutture fisiche ( le ossa in particolare), che così bene aveva studiato nelle proporzioni e nelle funzioni, ma ai fluidi in cui esse sono immerse: ai loro movimenti impercettibili e i loro comportamenti imprevedibili.

Per accedere a quel tipo di ascolto era necessaria una profonda quiete.

Wang Xiang Zae sembrava avere l’identica intuizione quando rispetto alla pratica per sviluppare forza e abilità diceva che “i grandi movimenti sono meno efficaci dei piccoli movimenti, i piccoli movimenti sono meno efficaci dell’immobilità, l’immobilità è il movimento eterno”.

Forza e abilità sono frutto di fluidità, quiete e armonia, le quali non sono altro che espressioni di salute e vitalità. Tanto che già dagli anni Cinquanta il maestro insegnava l’Yi Quan ormai solo come pratica salutistica, diffondendola per gli ospedali delle metropoli cinesi. A questo ambito si è dato il nome di Yi Gong.

Il grande maestro ripeteva spesso che assumere una forma limita il coraggio del praticante. Allo stesso modo Sutherland intuiva che le manovre meccaniche limitavano le potenzialità di autoguarigione dei suoi pazienti.

Allo stesso modo io posso intuire come uke lamenta disagi proprio perché ha inconsciamente cristallizzato il suo sistema in una forma: un modo di essere e di fare, di respirare, di nutrirsi e di muoversi e questo sta limitando la sua vitalità.

Quello che cerco di trasferirgli, il nocciolo della mia terapia, non è legato a qualcosa che so, ma è ciò che sono, un praticante e studioso dell’Yi Quan e della Craniosacrale Biodinamica.





ORIENTAMENTI NUTRIZIONISTICI


La nutrizione è considerata in MTC un cardine della salute e quindi un fondamentale strumento per indagare gli squilibri e per correggerli.

Il cibo contiene jing, l’energia ancestrale (basilare) allocata nei Reni, che insieme al qi e allo shen costituisce “i tre tesori” dell’essere umano.

Più un alimento è ricco di jing più si arricchisce il proprio jing nutrendosene.

L’ideogramma di jing evoca la freschezza, le potenzialità di crescita dell’erba germogliante e della linfa che la nutre, ma è usato anche per indicare il cinabro, il solfato di mercurio che l’alchimia taoista ricercava come quint’essenza della potenza e della longevità.

In MTC si riconosce nel jing la vitalità, la potenzialità di determinare la crescita, il rinnovamento degli organismi.

La tradizione cinese lo individuava in abbondanza nei prodotti carichi di potenzialità ricostitutive come germogli, gemme, germe dei cereali, uova fresche fecondate, funghi. Oggi si dice che questi alimenti sono ricchi di sostanze embriomimetiche, che hanno un’attività citorivitalizzante sul metabolismo cellulare nucleico e citoplasmatico. Producono energia attraverso l’incremento della produzione di ATP (acido adesintrifosforico), l’incremento della sintesi proteica ed enzimatica, promuovono una maggiore attività dei processi respiratori e di protezione delle strutture dai radicali liberi.

Degli alimenti si osservano le loro qualità, che sono accorpate sotto l’influenza di un movimento (Fuoco, Acqua ecc) e della polarità Yin-Yang.

La tradizione cinese ha suddiviso in questo senso i principali gruppi di cereali, carni e pesce, legumi, ortaggi, verdure, frutta, radici, semi, oli, vini e altri liquidi fermentati.

Tali attribuzioni si basano sulla percezione (luogo e stagione di maturazione, forma, colore, odore, consistenza, gusto) messa in pratica attraverso induzioni e deduzioni e giunta a noi nel corso della millenaria pratica terapeutica.

Tenendo conto del ciclo stagionale, a partire dalla Tarda Estate seguiranno Autunno, Inverno, Primavera, Estate. Seguendo tale ordine abbiamo queste corrispondenze: il giallo è associato alla Terra, il bianco al Metallo, il nero all’Acqua, il verde-azzurro al Legno, il rosso al Fuoco. Gli odori (qi wei), sono rispettivamente il dolciastro o fragrante (Xiang), l’acre (Xing), il putrido o di muffa (Fu), il rancido o fetido o marcio (Sao) , il bruciato (Jiao). I sapori (Wei) sono il dolce (Gan), il piccante (Xin), il salato (Xian), l’acido (Suan), l’amaro (Ku); ad essi si aggiungono il neutro o insipido (Dan) e l’astringente (Se).

La regola principale, acquisita anche in occidente, consiste nel consumare cibi freschi e di stagione (che quindi hanno fatto poca strada per arrivare a tavola) nonché integrali, cioè privi di processi di raffinazione e conservazione. In questo caso essi contengono molto jing.

Successivamente si possono fare tentativi oppure trarre ricette dalla sterminata esperienza cinese.

Bisognerebbe comunque tener conto della distanza culturale e temporale dei rimedi tradizionali e quindi mediare con quelli che sono gli attuali stili di vita.

Credo sia utile procedere per tentativi, orientandosi alla legge di nutrizione (Sheng) degli elementi (detta madre-figlio) e alla legge di dominazione (Ke, nonno-nipote).

Il primo aspetto è molto semplice da intuire: come abbiamo già mostrato in precedenza, seguendo il ciclo stagionale notiamo come la Terra genera il Metallo, questo genera l’Acqua, questa genera il Legno, questo genera il Fuoco, il quale genera la Terra.

La legge di dominazione prevede che la Terra controlla l’Acqua, l’Acqua controlla il Fuoco, il Fuoco controlla il Metallo, il Metallo controlla il Legno, Il Legno controlla la Terra,.

Le patologie, e gli squilibri alimentari che vi stanno all’origine o in concorso, vengono individuate nei due estremi dell’aspetto nonno-nipote: abbiamo la legge di sopraffazione (Cheng), dove l’eccesso del nonno esercita un controllo esagerato sul nipote danneggiandolo; oppure la legge di insulto (Wu) in cui il nipote in eccesso può danneggiare il nonno.

Le correlazioni tra movimenti e sapori possono essere analogiche (Legno-acido) o empiriche (Fuoco-amaro), ma seguono anche la pura teoria yin-yang: infatti il sapore ha un’azione energetica opposta a quella del movimento a cui si riferisce.

Il movimento Legno ha un’azione di espansione e crescita, mentre l’acido ha un effetto astringente, di contrazione e contenimento.

Il sapore ha un’influenza anche sulla forma (Xing) dell’organo-viscere: mentre l’acido nutre la forma del Fegato, il troppo acido danneggia la forma del Fegato (nonno) e della Milza (nipote), il dolce nutre la forma della Milza, il troppo dolce danneggia la forma della Milza e del Rene e via dicendo.

In termini di energia (Qi) diciamo che l’acido disperde l’energia del Fegato (nipote) e tonifica quella del Polmone (nonno), il piccante disperde l’energia del Polmone tonificando quella del Cuore e via dicendo.

L’energia del sapore viene ulteriormente osservata rispetto alla polarità yin-yang nei termini di dolce (diaforetico, armonizzante, rilassante) yang, piccante (sudorifero, dissipante, disperdente) yang, salato (purgativo, ammorbidente) yin, acido (astringente, evacuante, purgativo) yin, amaro (consolidante, evacuante, purgativo) yin. Il terzo yang è attribuito al sapore insipido (diuretico).

I sapori, distinti come sottili (frutta), moderati (cereali e ortaggi), pronunciati (carni e aromi), tossici (droghe e farmaci), hanno anche una facoltà armonizzante rispetto alla funzione che l’organo-viscere svolge e quindi rispetto alla condizione di cui tende a soffrire.

Il Fegato ha la funzione di diffondere e soffre di compressione, per questo è armonizzato dal dolce che ha facoltà rilassanti, il Cuore ha funzioni di accentramento e controllo e soffre di rilasciamento, per questo è armonizzato dall’acido che ha facoltà astringenti, la Milza ha funzione di consolidamento e soffre lo sfaldamento dato dall’umidità, per questo è armonizzata dall’amaro che ha facoltà disseccanti, il Polmone ha funzione di interiorizzazione e soffre le risalite energetiche (tosse, asma), per questo è armonizzato dall’amaro che ha facoltà di abbassare e naturalizzare il flusso del Qi, il Rene ha funzione d’irrigazione e soffre la secchezza, per questo è armonizzato dal piccante che ha facoltà umidificanti.

Per quanto riguarda l’odore, il classico di medicina interna cinese Suwen Guangdi Neijing (“Le domande semplici dell’Imperatore Giallo”) recita che esso “entra nel naso, scende al petto e risale per far brillare il colorito e far risuonare la voce”.

Si può definire l’odore un aspetto estremamente yang del sapore, infatti esso entra dal naso, orifizio strettamente correlato a Polmone e Cuore e quindi all’aspetto Cielo.

L’odore (insieme alla forma e al colore) predispone l’organismo all’atto del mangiare e digerire, in termini yin-yang abbiamo le esalazioni (Legno e Fuoco) che sono yang e le emanazioni (Metallo e Acqua) che sono yin, ad esse si aggiunge l’odore equilibrato.

L’odore rancido corrisponde al Legno, è quello del sudore, del grasso animale, del lievito, dei formaggi e dei vegetali fermentati; l’odore bruciato corrisponde al Fuoco è quello dei prodotti torrefatti, arrostiti o grigliati.

L’odore acre corrisponde al Metallo è quello del sangue, della carne cruda, dei pesci e degli ortaggi dal sapore forte come aglio, cipolla o cavolo; l’odore putrido, corrispondente all’Acqua, è quello dei funghi, dei formaggi molto fermentati, dei prodotti in salamoia, degli alimenti in decomposizione.

L’odore equilibrato (fragrante dolciastro), definito dagli antichi cinesi un vero profumo, veniva identificato nell’odore che si diffonde in una stanza ove vi sia frutta matura a conservare o miglio in fermentazione.

La forma dell’alimento richiama per analogia l’organo-viscere al quale può apportare beneficio: ad esempio il pomodoro ricorda il Cuore, il fagiolo ricorda il Rene.

La stagione di maturazione per i vegetali e l’età per gli animali indicano la loro tendenza yang (primavera, estate,giovinezza) o yin (autunno, inverno, età avanzata), lo stesso vale per il luogo di maturazione e la direzione di sviluppo, perciò i pesci sono più yin degli animali da cortile, le radici e i semi sono più yin dei germogli o dei frutti.

Un altro aspetto importante dei cibi è la loro natura (tendenza a scaldare o raffreddare), implicata in essa abbiamo anche la cottura.

Un modo di procedere molto semplificato potrebbe essere questo: partendo dalla percezione (il peperoncino è caldo, la lattuga è fresca) per deduzione e induzione (la lattuga rinfresca dal calore del peperoncino e viceversa; uke ha una patologia da freddo perciò gli consiglierò di provare a non mangiare lattuga e di mangiare peperoncino).

La cottura non cambia la natura del cibo: il tè ad esempio è considerato fresco e la sua azione rinfrescante si avrà anche assumendolo molto caldo.

Ciò non toglie che di fronte a una patologia da freddo si consigliano cotture più calde o comunque di cuocere i cibi. In ordine crescente di temperatura abbiamo: bollito, lessato, a vapore, stufato, alla piastra, in padella, arrosto, alla brace, fritto.

Attraverso il metodo induttivo si è potuto stabilire la natura di alimenti con caratteristiche meno spiccate, definendoli anche tiepidi, neutri e freschi, accorgendosi che queste qualità non corrispondevano sempre esattamente con la loro percezione.

Ad esempio lo zenzero è piccante, la percezione che se ne ha mangiandolo è il calore, ma è in MTC è definito tiepido, probabilmente perché si è esperito che non apporta un calore nocivo a chi deve urgentemente rinfrescare il proprio sistema, né un consistente riscaldamento a chi deve assolutamente far salire la temperatura.

Un aspetto molto pratico e importante degli alimenti è poi visto nella loro direzione, la quale dipende, come accennato poc’anzi, anche dal luogo, la maniera e la stagione di maturazione per i vegetali, dall’habitat, dall’indole e dall’età per gli animali.

Tutte le caratteristiche degli alimenti possono essere usate per stabilirne la direzione, che può essere verso l’alto, il basso, l’esterno, l’interno.

Essa viene posta in relazione con la direzione del sintomo o della patologia.

Ci sono cibi che salgono (es. piccanti, caldi) e altri che scendono (es. salati, freddi), altri che mobilizzano e dilatano (piccanti) e altri ancora che frenano e stringono (aspri) oppure che compattano, e scendono (amari). Posso tener conto di queste qualità quando dovrò affrontare un sintomo che sale (reflusso gastrico, singhiozzo, vomito, asma) o uno che scende (prolasso, diarrea, incontinenza).

Anche la consistenza di un alimento ha a che fare con la direzione: i cibi fibrosi (carni in particolare) avranno un maggior effetto tonificante e drenante rispetto a quelli granulosi ( tonificanti ma più mobili), polposi (compattanti ma più fluidi) o a quelli decisamente fluidi come le verdure a foglia.

É evidente come anche in ambito nutrizionistico non bisogna mai considerasi di fronte a dogmi dal funzionamento automatico, ma attenersi sempre alla relatività delle moltissime varianti di combinazioni e all’unicità di uke: variante delle varianti e “laboratorio” di combinazioni nelle combinazioni.

Ad esempio del gusto amaro si dice che sale o che scende in base ad altri fattori relativi all’alimento preso in esame: l’amaro della liquirizia scende e compatta in quanto è essa una radice, mentre l’amaro del caffè sale in quanto è esso un frutto colto prematuro, torrefatto, con una specifica influenza sul Cuore).

In oltre si tiene conto anche della posizione naturale e della tendenza di sviluppo dell’alimento: un tubero vive sotto terra, ma mentre la carota ha uno sviluppo verticale, la patata orizzontale; il germoglio, la gemma o la spiga di grano tendono al cielo, il frutto tende alla terra.

Tra le carni si può notare l’associazione a un movimento in base all’indole dell’animale: la carne di gallo è associata al Legno (vi è un’analogia tra la primavera e il sorgere del sole al quale l’animale è accomunato), il pollame in genere è associato al Metallo ( troviamo una relazione tra i volatili che apprezzano la terra e l’aspetto aereo “radicante” del Polmone).

Complessivamente si può intuire quanto l’alternarsi delle stagioni siano un aspetto decisivo quando si valutano i fenomeni in uke, per questo l’arco di un anno è il periodo minimo per avere una conoscenza con cui lavorare in maniera un po’ più strutturata, cioè con gli strumenti affinati dalla MTC.


Porto un esempio pratico ritornando al tema del formaggio: uke ha una predilezione esagerata per lo yogurt, questo, è un alimento che si può definire Legno, il suo consumo smodato può portare a un assopimento del movimento Acqua, da intendere come scarsa circolazione e stagnazione con formazioni di muco. Tra i cereali uke consuma prevalentemente riso (che ha una certa componente acquatica nel suo sviluppo) bollito, lattuga e la pochissima carne che mangia è quella di maiale (Acqua), spesso in forma stagionata (con poco jing e con sostanze nocive come i nitrati).

Posso consigliare uke di ridurre l’assunzione di yogurt o altri formaggi e consumare un po’ più carne, magari di cavallo o di pollo (Metallo), o di manzo (Terra), magari includere tagli come fegato e cuore, il tutto per asciugare mobilizzando il suo ristagno di liquidi. Inoltre variare il riso con l’orzo e l’avena (Fuoco) cuocendoli a vapore e ripassandoli in padella per aumentarne il calore, mangiare patate, zucca e carote per rinforzare l’aspetto Terra, assumere verdure amare come carciofo, cicoria, cardo per asciugare la milza e tonificare il fegato e, se non ha facile appetito di queste, integrare con liquirizia, in infuso se ha la pressione alta.

Condire con zenzero e scaldare i propri pasti in padella o alla piastra evitando le bolliture.


Un altro esempio incontrato è questo: uke è un grande consumatore di carne (arrosto e alla brace) e pasta (spesso al ragù e simili), ma evita da sempre verdure e ortaggi (uniche eccezioni i pomodori e le patate… fritte!), mentre per la frutta ha scarsissime preferenze (arance, pesche).

Lo trovo poco idratato, rigido e agitato, il Fuoco sta insultando l’Acqua. La frutta e la verdura che consuma sono tendenzialmente acide, mentre le patate cotte in quel modo apportano un picco di calore assai dannoso per lui, per tacere dell’olio utilizzato.

Posso consigliare uke di integrare la propria alimentazione con infusi bevuti freschi di menta, malva o tiglio per esempio, tenendo conto che non è facile per lui introdurre verdure solide, che ha sempre rifiutato. Posso suggerirgliele centrifugate o compattate a mo’ di falafel, che insieme al tofu, il seitan e il pesce dovrebbero sostituire una buona parte della carne settimanale. Mentre la pasta potrebbe essere ridotta nelle quantità e alternata più spesso al riso e al miglio.